r/xxitaly • u/astroares • 4h ago
Aperto a tutti Donne intensive
Avevo già fatto un altro post per raccontare l’incontro con due delle mediche di cui parlerò adesso, qui vorrei ampliare il focus e riflettere su quanto sia bello essere stata curata in gran parte da donne.
Ho subito un intervento neurochirurgico in emergenza ed era stato chiamato un chirurgo uomo per sostituire la neurochirurga che stava finendo il suo turno e operarmi. Il chirurgo non è arrivato in tempo e mi ha operato la chirurga donna. Durante il mio intervento, l’anestesista era una donna. Sono stata ricoverata, dopo il trauma che mi ha costretto a essere operata, in terapia intensiva per due mesi e successivamente sono stata quasi un anno in una clinica riabilitativa. Una volta uscita dagli ospedali, sono tornata diverse volte a trovare il personale che mi ha seguito in terapia intensiva. Oltre al primario, il resto del personale che mi è capitato di vedere è donna: un’anestesista che mi ha seguito in reparto, la mia anestesista dell’intervento, una dottoressa che quando erro ricoverata io era ancora una specializzanda, due infermiere che mi hanno curato in quei giorni. Conservo un bel ricordo per ognuna di loro:
• la prima anestesista di cui ho parlato è in realtà amica di una mia cara amica, ho il suo numero e una volta ha commentato un mio racconto che le ho mandato con “persone come te mi ripagano per quello che faccio ogni giorno”
• la mia anestesista dell’intervento è una donna meravigliosa: come l’ho incontrata mi ha abbracciato e ha chiesto affinché ci facessero delle foto, si è mostrata molto curiosa riguardo a me e al mio percorso e mi ha rivolto delle parole bellissime. Già prima di vederla, l’avevo contattata via email e mi aveva detto di ricordarsi benissimo la musica che c’era in sala operatoria durante il mio intervento: il suono del mio cuore tachicardico che cercava di portare sangue e nutrienti ovunque. Ho un tatuaggio che è in parte scritto con la sua grafia: sulla mia pelle ho tatuate le parole “a notte fonda“ proprio con la calligrafia della mia anestesista, che mi ha detto essere rimasta con me durante la mia prima notte in rianimazione
• non ho mai avuto modo di incontrare dal vivo la neurochirurga ma ho contattato anche lei via email e mi ha risposto esordendo con “tesoro caro“. Mi ha detto che è un privilegio ed un onore aver fatto parte del mio percorso di vita, e io non potrei essere più grata a questa professionista e estremamente competente e persona splendida
• una volta sono andata in reparto e il primario mi ha presentato una dottoressa: mi ha detto che quando io ero ricoverata, lei vestiva ancora il camice bordeaux (era una specializzanda). Poi, il primario si è rivolto alla dottoressa, mi ha indicato e ha detto “hai visto i frutti del nostro lavoro?“
• l’11 ottobre 2024 sono tornata in quel reparto per la prima volta, ed è una data che credo non scorderò mai. La mia trafila di ricoveri ospedalieri non era ancora finita, ma scalpitava per conoscere chi mi aveva salvato la vita. Prima che si presentasse il primario (lui è la figura che abbiamo tenuto come riferimento e con cui ci interfacciamo sempre) è uscita dalla porta un’infermiera che mi è corsa incontro e mi ha abbracciato. Lamato di come fossi bellissima, al che le ho chiesto se si ricordasse di me. Mi ha risposto con delle parole che non credo dimenticherò mai: “se mi ricordo di te? Certo che mi ricordo di te! Io mi occupavo sempre di te, tutti i giorni con Cate [il mio nome], ormai mi ero affezionata“.
Tutto questo per dire che non potrei essere più grata delle e alle professioniste che ho incontrato e mi fa sorridere che siano quasi tutte donne: anche nel morire, mi sono scelta l’équipe al femminile.