r/storia • • Sep 15 '26

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r/storia • • 4h ago

Bandiera della Repubblica Romana

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r/storia • • 1d ago

Zosimo storia nuova

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Confermate che quelli di Rizzoli bur hanno sbagliato autore del libro?

https://it.wikipedia.org/wiki/Zosimo_(storico)

https://it.wikipedia.org/wiki/Zosimo_di_Panopoli

Comunque sto leggendo tutta la storia romana usando le fonti antiche, se qualcuno ha una sua lista cronologica me la porga. Altrimenti tra qualche mese vi pubblico la mia.


r/storia • • 2d ago

L’8 settembre in Sardegna: perché l’esercito italiano non attaccò i tedeschi?

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L’8 settembre in Sardegna: perché l’esercito italiano non attaccò i tedeschi?

Dopo l’armistizio dell’8 settembre, le truppe tedesche lasciarono la Sardegna senza affrontare una battaglia su vasta scala contro l’esercito italiano. Una ritirata che solleva ancora oggi interrogativi sulle decisioni dei comandi militari e sulle responsabilità dei protagonisti.

Al centro della vicenda c’è il generale Antonio Basso, comandante delle forze italiane nell’Isola, che concesse ai tedeschi il tempo e le condizioni per completare l’evacuazione. Una scelta controversa, maturata in un contesto confuso segnato da ordini ambigui, le incertezze sul futuro della guerra e lo sfaldamento delle catene di comando. 

Perché Basso agì in questo modo? E perché gli Alleati non intervennero per impedire la ritirata? 

Una vicenda poco conosciuta della Seconda guerra mondiale, che solleva ancora oggi interrogativi sulle scelte dei protagonisti e sulle conseguenze a lungo termine per la Sardegna

Ne parliamo qui: https://cronachesarde.com/2026/10/13/l8-settembre-in-sardegna-perche-lesercito-italiano-non-attacco-i-tedeschi/


r/storia • • 3d ago

Conoscere veterani

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r/storia • • 5d ago

Margaret Hamilton: la donna dietro il codice della Luna

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r/storia • • 6d ago

Foto-cromia a colori del Colosseo del 1938 a confronto con una foto del 2014.

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r/storia • • 6d ago

Origo Gentis Langobardorum (originale e traduzione)

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r/storia • • 6d ago

Ricciardi o Ruffo? Due fonti diverse sulla provenienza di una miniatura del Museo di San Martino

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Ciao a tutti! Sto lavorando con LudAle a una ricerca sulla storia delle collezioni napoletane e ho trovato una discordanza che vorrei approfondire con chi conosce il tema.

Si tratta della miniatura di Maria Isabella di Borbone conservata al Museo di San Martino, inventario 13220, scheda OA 1500317772.

• La scheda catalografica indica “deposito Monaci, fondo Ricciardi”.

• Uno studio di Serenella Greco, pubblicato nei Quaderni di Polygraphia 7 (2023), p. 76, nota 25, associa lo stesso inventario a un dono Ruffo di Bagnara.

Non abbiamo ancora elementi per stabilire come si raccordino queste indicazioni. Abbiamo scritto al Museo chiedendo una verifica dei registri originali.

Qualcuno conosce inventari, cataloghi o studi che possano chiarire la provenienza? Anche un riferimento preciso a un libro o a un documento sarebbe utile.

Fonti e ricerca aperta:

https://www.ludalegroup.it/napoli/san-martino/

Nel dossier abbiamo anche una sezione FIRMA: ogni contributo documentato viene riconosciuto con nome o pseudonimo scelto, contributo e motivazione.

Grazie a chi vorrà aiutarci!

Grafica illustrativa generata con AI; non raffigura l’oggetto oggetto della ricerca.


r/storia • • 7d ago

Ho creato un globo 3D gratuito per esplorare la storia del mondo: confini, imperi, battaglie e rotte commerciali dal 2500 a.C. a oggi

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r/storia • • 7d ago

Successe il 2 aprile…568: i Longobardi scendono in Italia.

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r/storia • • 7d ago

Chak Chel, también conocida en el Códice de Dresde como la Diosa Oltura maya

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¿Qué representa según la antropología gnóstica? En la corriente de la antropología gnóstica desarrollada por Samael Aun Weor, el panteón maya y las figuras de Jaina se estudian como símbolos de los procesos alquímicos y de la anatomía oculta del ser humano. Desde esta vertiente esotérica, esta escultura encarna:

La Fuerza de la Madre Divina en su Aspecto Ígneo y Justiciero: En la gnosis, Chak Chel representa un aspecto de la Madre Espacio o la Madre Divina Kundalini, pero en su faceta madura, severa y protectora. El escudo y el bastón de combate no denotan violencia física, sino la fuerza combativa de la Madre Divina para defender la Conciencia del iniciado y ayudarle a destruir los agregados psíquicos o defectos (los "yoes" psicológicos) que impiden el despertar espiritual.

El Escudo de la Castidad Científica: El gran escudo que sostiene es interpretado como la protección del iniciado contra las bajas pasiones y las fuerzas negativas del entorno. Representa la transmutación y el resguardo de la energía creadora, que actúa como un escudo protector para el alma.

Los Atributos de Jaguar (Fieras de la Ley Cósmica): La pieza cuenta con detalles asociados a la fisonomía del jaguar (como sus orejas y su gesto rígido o ceño fruncido). Para el gnosticismo, el jaguar es el símbolo por excelencia de la Ley del Karma, el Rigor Divino y la Astucia Espiritual. Una Madre Divina con rasgos de jaguar representa la implacable justicia cósmica necesaria para erradicar el ego.

El "Azul Maya" y las Fuerzas Celestes:El característico pigmento azul que aún se conserva sobre su frente y parte del escudo simboliza el fuego azul del Espíritu Santo, las dimensiones superiores del espacio y la pureza de la Conciencia que ha sido lavada de las impurezas del subconsciente.


r/storia • • 7d ago

Peste 1348 clima e fatalità??

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r/storia • • 7d ago

E se Napoleone avesse avuto un WALKIE-TALKIE a Waterloo? 📻💥

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#Napoleone #Waterloo #ucronia

Waterloo, 18 giugno 1815. Una delle battaglie più importanti della storia viene decisa da ritardi, fango e comunicazioni lente. Ma cosa sarebbe successo se l'Imperatore avesse potuto comunicare in tempo reale con i suoi generali grazie a una semplice radio moderna? In questo primo episodio di ‪@StorieFuoriTempo‬ catapultiamo la tecnologia di oggi direttamente nel passato per scoprire come un singolo oggetto avrebbe potuto ribaltare l'esito della battaglia, cancellare la sconfitta di Napoleone e riscrivere l'intera storia d'Europa... almeno fino a quando la batteria non si scarica! 🔋⚡


r/storia • • 8d ago

La Battaglia di Lepanto: un evento da ricordare del 7 ottobre 1571. Se

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La Battaglia di Lepanto: un capitolo fondamentale della storia di Venezia, dell'Europa e oltre


r/storia • • 8d ago

1929: le «torce della libertà» di Bernays, tra pubblicità ed emancipazione

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Mi ha incuriosito un episodio della storia della pubblicità: le «Torches of Freedom», le torce della libertà, associate a Edward Bernays nel 1929.

La vicenda mette insieme sigarette, cambiamenti sociali e un’iniziativa costruita per attirare l’attenzione dei giornali. Ma c’è anche un secondo aspetto interessante: quanto del suo successo è documentato e quanto deriva dal racconto che ne fece successivamente lo stesso Bernays?

L’iniziativa del 1929

Bernays lavorava per l’American Tobacco Company, interessata ad ampliare il mercato delle sigarette tra le donne. In quel contesto, fumare in pubblico era ancora considerato socialmente sconveniente per una donna.

Durante la parata di Pasqua di New York del 1929 organizzò un’iniziativa nella quale un gruppo di donne avrebbe fumato pubblicamente, con giornalisti e fotografi informati dell’evento. Il gesto venne presentato attraverso l’espressione «Torches of Freedom», collegando le sigarette all’indipendenza femminile. [1]

Il messaggio non riguardava quindi soltanto il prodotto. Cercava di associarlo a un valore: poter fare qualcosa che agli uomini era già socialmente consentito.

Da questo punto di vista, è un esempio interessante dell’incontro tra un cambiamento sociale e un interesse commerciale.

Quanto fu efficace?

Qui la storia diventa meno semplice di come viene spesso raccontata.

Nel 2015 Vanessa Murphree ha pubblicato su American Journalism uno studio dedicato proprio all’episodio. La sua ricerca conferma che l’iniziativa fu preparata, ma contesta l’idea che i giornali l’avessero accolta con l’entusiasmo descritto da Bernays. Secondo l’autrice, l’impatto potrebbe essere stato molto meno ampio e persuasivo di quanto affermato nelle ricostruzioni successive. [2]

Nell’approfondimento pubblicato sul sito della rivista, Murphree sottolinea anche che alcuni giornalisti riconobbero l’operazione come una trovata pubblicitaria. Non furono quindi tutti spettatori inconsapevoli. [3]

È una distinzione che mi sembra importante: documentare una campagna non significa aver dimostrato che quella campagna, da sola, abbia trasformato le abitudini di un’intera società.

La domanda che mi rimane

Quello che trovo interessante non è descrivere le partecipanti come persone senza capacità di scegliere, né ridurre l’emancipazione femminile a una questione pubblicitaria.

È osservare come un’impresa abbia cercato di collegare un prodotto a un’aspirazione sociale già esistente.

E, allo stesso tempo, vedere come anche il racconto dell’efficacia di una campagna debba essere confrontato con le fonti, anziché accettato soltanto sulla parola di chi l’ha organizzata.

Conoscete altri casi storici documentati in cui una pubblicità abbia associato un prodotto alla libertà o all’emancipazione? Sarebbe interessante confrontare anche l’impatto effettivo di queste campagne con la reputazione che hanno acquisito nel tempo.

Fonti

[1] Museum of Public Relations, “Bernays and the Origins of Modern Public Relations”, sezione “Torches of Freedom”.

Presenta il contesto, il committente e l’organizzazione dell’iniziativa.

https://www.prmuseum.org/educator-exchange-classroom-guide-bernays-and-the-origins-of-moder-pr

[2] Vanessa Murphree, “Edward Bernays’s 1929 ‘Torches of Freedom’ March: Myths and Historical Significance”, American Journalism, 32(3), 2015, pp. 258–281.

La sintesi dello studio, disponibile nel repository della University of Southern Mississippi, distingue l’organizzazione dell’evento dal suo presunto successo.

https://aquila.usm.edu/fac_pubs/18673/

[3] Vanessa Murphree, approfondimento sullo studio per la rivista American Journalism.

Spiega il lavoro sulle fonti dell’epoca e le differenze rispetto al racconto successivo di Bernays.

https://www.american-journalism.org/teaching-our-journal/teaching-our-journal-edward-bernayss-1929-torches-of-freedom-march/


r/storia • • 8d ago

Cosa pensate onestamente di Roberto Mercadini?

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Lo scoprii appena prima della pandemia e durante la reclusione forzata guardai all'incirca tutti i suoi video di YouTube. Mi pareva un divulgatore simpatico, in grado di spiegare anche concetti non banali con esempi pratici e linguaggio estremamente semplice.

Quando ha toccato argomenti legati alla mia personale formazione di studi (storia dell'arte) mi parve un po' banalizzante, ma non ci vidi chissà quale scandalo.

Sapendo che era un conoscitore del mondo ebraico e un umanista nel senso più ampio del termine, mi sarei aspettato un video nel suo stile in cui, senza parlare specificatamente del genoc1dio, avrebbe mostrato con consuenta eleganza, vicinanza al popolo martoriato ed eradicato dalla propria terra.

Invece per due anni, dal 2023 al 2025, andò avanti un silenzio assordante e credo che al contempo fosse anche diminuita la qualità dei suoi video, o comunque era diminuito il mio interesse a seguirli.

Poi ho iniziato a notare la sua amicizia verso personaggi che disistimo totalmente come Rick DuFer e Boldrin, poi è comparso un video in cui, di fatto, dimostrava di allinearsi alla linea "guerra ad ogni costo" di Rutte-Von der Leyen.

Sia chiaro, criticare il governo illiberale russo e la sua guerra in Ucraina è sacrosanto, ma perché sposare (senza dirlo espressamente, ma è chiaro ascoltandolo) la linea Von der Leyen, biasimando intellettuali che analizzano la realtà dei fatti (come Barbero), per proporre la sua semplicistica linea mercadiniana?

E proprio su questo punto casca l'asino.

L'opinione, semplice e per certi versi corretta, di Mercadini era " se hai attaccato un popolo e lo bombardi, allora sei colpevole e non c'è nulla che possa giustificarti". Bene, questa linea lui la tiene con Putin ma evidentemente non con Netanyahu.

Dopo il finto cessate il fuoco dello scorso ottobre, Mercadini ha scritto un post in cui non parla mai di genoc1dio di pulizia etica o di sterminio. Dà peso ben maggiore al 7 ottobre e agli ostaggi da rilasciare rispetto alla sistematica eradicazione di un popolo.

Di Mercadini, sul suo canale, resteranno sempre video divulgativi interessanti, ma il fatto di saperlo allineato a gente come DuFer, Boldrin, Von Der Leyen, Rutte e probabilmente Fiano-Segre-Picierno-Renzi, me lo rende - ad oggi - veramente insopportabile.

P.S. Siamo nel 1864, a Sand Creek, e stare dalla parte di John Chivington non è giustificabile umanamente, per nessuno. Non può esserci alcuna esitazione quando si sceglie da quale parte stare, in certi contesti storici.


r/storia • • 8d ago

Il bombardamento di Bari e il segreto della chemioterapia

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Il 2 dicembre 1943 il porto di Bari viene bombardato. Tra le navi colpite c’è la John Harvey, che trasporta un carico segreto di iprite. Un segreto che ostacola persino i medici impegnati a curare i sopravvissuti.

A indagare arriva il medico americano Stewart Francis Alexander. Le sue osservazioni sugli effetti dell’avvelenamento si intrecciano con le ricerche di Goodman, Gilman e Lindskog a Yale sull’impiego della mostarda azotata contro alcuni tumori.

Ho dedicato a questa vicenda un video di circa tre minuti. Mi interessava raccontare sia il disastro di Bari sia il percorso scientifico: osservazioni raccolte in circostanze terribili, esperimenti clinici, risultati promettenti e limiti da superare.

Il filo conduttore è la serendipità. Un evento inatteso può offrire un indizio; riconoscerne il valore e trasformarlo in una terapia richiede il lavoro di una comunità, spesso attraverso generazioni.

È questo l’aspetto che trovo più significativo: la capacità di costruire conoscenza anche a partire da una tragedia.

Per approfondire:
• Institute of Medicine, Veterans at Risk, capitolo 3, con una sezione sul disastro di Bari:
https://www.nationalacademies.org/read/2058/chapter/5

• Yale, ricostruzione dei primi trattamenti con mostarda azotata:
https://news.yale.edu/2011/02/22/setting-record-straight-birth-chemotherapy-yale

Le ricostruzioni visive del video sono generate con IA.

Quali altre storie vi vengono in mente in cui un’osservazione inattesa ha aperto una strada alla ricerca?


r/storia • • 9d ago

È una mia impressione o una certa divulgazione storica "ipercritica" (non so come definirla) tende a ridurre a macchiette/incompetenti quasi tutti i governanti della storia dell'Italia unita o a evidenziarne solo i lati negativi? C'è una tendenza a vedere solo le ombre e non anche le luci.

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Cioé ovviamente non dico che bisogna guardare solo ai lati positivi o non avere un giudizio critico, ma qua mi sembra si esageri nel pesare solo il negativo. Se ci pensate, questo tipo di divulgazione salva (penso) solo Degasperi. Poi parla bene o benino di quelli usciti subito di scena (Cavour, Umberto II), o che non sono riusciti a governare (Mazzini, Berlinguer), o che hanno governato per poco e poi sono stati marginalizzati (Togliatti, Moro; e peraltro non è tanto il loro governo a essere ricordato positivamente, quanto la loro politica fuori dal governo). Cioé, di fatto questi personaggi (eccettuato Degasperi) non hanno governato a lungo l'Italia unita. Se guardo a quelli che l'hanno fatto con luci e ombre, ecco l'immagine che ne viene data da tale divulgazione:

Vittorio Emanuele II : lo riducono a una specie di macchietta. Per non parlare di tutte le robe che gli vengono imputate da neoborbonici, leghisti etc. Eppure ci sarà una via di mezzo tra l'agiografia di una volta e l'attuale dileggiamento.

Depretis: ricordato solo per il trasformismo, eppure fece anche qualche riforma interessante per estendere l'alfabetizzazione e il diritto di voto.

Umberto I: si guarda solo alla "crisi di fine secolo" (gli anni autoritari e della soppressione dei moti per il pane, che portarono al regicidio) mentre è dimenticato il periodo fino al '95 che era stato diverso e aveva conosciuto anche successi in politica interna ed estera.

Crispi: stesso discorso valido per Depretis e Umberto I.

Giolitti: una volta era descritto positivamente perché l'età giolittiana vide il "decollo tecnologico" italiano, ora il 90% del discorso divulgativo su Giolitti non è su cosa ha fatto ma su "cosa NON ha fatto" (specie per il sud). E quindi anche Giolitti considerato una pagina negativa.

Vittorio Emanuele III: il primo ventennio di regno non molto valutato e gli imputano un colpo di stato per l'entrata in guerra del '15 (una tesi quantomeno forzata). Si sorvola sul ruolo che ebbe nel 17-18, credo positivo. Giusto invece criticarlo per non essersi opposto a Mussolini fino al '43 (leggi fascistissime, razziali etc). Però mi stupisce che più per il fascismo al potere sia attaccato soprattutto per il gesto di andarsene da Roma, quando va detto che fu uno dei pochi sovrani europei a restare nel suo paese all'invasione tedesca (voglio dire: il trasferimento lontano capitale per salvare la corona non è stata una cosa anomala; se non erro l'unico a restarvi fu il re di Danimarca).

E non parlo di più recenti, tipo Andreotti e Craxi ebbero aspetti di politica (soprattutto estera) interessante ma il primo viene visto come Belzebù e il secondo ricordato solo per tangentopoli.

Ma veramente a pensarci non salvano praticamente nulla: e i Savoia sono la "peggiore dinastia della storia" (quantomeno dubbio ridurre 1000 di storia in una frase fatta, quando in ogni sovrano io vedo alti e bassi; ma poi è questo paragone con gli altri che veramente boh, dubito abbiano studiato tutte le dinastie della storia) e la destra storica terribile, e la sinistra storica anche, e i "l'Italietta liberale", e il PSI meh, e i democristaini per carità, e il "Risorgimento incompiuto", la "vittoria mutilata" la "Resistenza tradita". Eh madonna mia, ma si può fare divulgazione così, mi sembra troppo troppo a senso unico.


r/storia • • 9d ago

Naples 1826 : la rencontre d'Anton Spitloo avec un jeune lazzarone

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r/storia • • 8d ago

COS' È QUESTO OGGETTO

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r/storia • • 9d ago

Naples 1826 : la rencontre d'Anton Spitloo avec un jeune lazzarone

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r/storia • • 10d ago

Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia

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Da quando l’essere umano ha cominciato a spostarsi, il bisogno di ricordare da dove era partito, cosa aveva visto lungo la strada e dove era passato ha trovato la sua espressione più compiuta nelle mappe. È un campo vastissimo, discusso di continuo e quasi sempre fondamentale, e ogni mappa, oltre a dire dove stanno le cose, sceglie quali cose vale la pena segnare, cioè ricordare. Mujeres Anarquistas, pubblicata in spagnolo su Padlet dall’account Vane Qu, ha scelto le donne che hanno attraversato l’anarchismo, e si propone come un percorso tra le vite, le lotte e i contributi che hanno segnato la storia dell’anarchia nel mondo.

Le italiane, al momento, sono sette. Virgilia D’Andrea, di Sulmona, era poetessa, maestra, giornalista e conferenziera, la chiamavano la poetessa della rivolta ed è ricordata per i suoi scritti operaisti, per l’antifascismo e per la difesa dell’amore libero. Luce Fabbri era nata a Roma, ma quasi tutta la sua opera di filosofa, critica letteraria e storica l’ha scritta in esilio, a Montevideo. Giovanna Berneri, nata Caleffi a Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia, è stata militante, editrice ed educatrice, una delle figure principali dell’esilio antifascista in Francia e della ricostruzione del movimento libertario dopo la Seconda guerra mondiale. Maria Roda era un’operaia tessile italoamericana, scrittrice e oratrice, che chiamava le lavoratrici a organizzarsi contro la tirannia dei padroni e contro quello dei padri di famiglia.

Sulla mappa non ci sono soltanto militanti, però. Tina Tomasi Ventura, di Parma, era una pedagogista e storica dell’educazione che ha studiato l’evoluzione dei sistemi scolastici e ha dato forma al modello pedagogico antiautoritario. Per Anna Maria Mozzoni, milanese, la scheda spiega perché è stata inclusa: la sua critica allo Stato patriarcale, alla famiglia tradizionale e alla Chiesa coincideva con l’ideale libertario, e la stampa anarchica dell’epoca tradusse e pubblicò molto i suoi scritti sull’autonomia morale delle donne. Poi c’è Marie Louise Berneri, nata ad Arezzo, scrittrice, politologa, anarchica e pacifista italobritannica, figlia di Giovanna e di Camillo Berneri. Lui, che dell’anarchismo italiano è uno dei nomi più noti, sulla mappa compare solo come padre, nella scheda della figlia.


r/storia • • 11d ago

“IN DIFESA DI GIOACCHINO MURAT”, Castelnuovo Cilento – Castello Talamo-Atenolfi – 2 ottobre 2026

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A oltre due secoli dalla sua tragica fine, la figura di Gioacchino Murat continua a suscitare dibattiti, riletture e contrapposte valutazioni storiche. Maresciallo dell’Impero napoleonico, re di Napoli dal 1808 al 1815 e protagonista di una stagione di profonde riforme amministrative e istituzionali nel Mezzogiorno, Murat rappresenta ancora oggi uno dei personaggi più affascinanti e controversi dell’età napoleonica. L’iniziativa tenutasi il 2 ottobre 2026 presso il Castello Talamo-Atenolfi di Castelnuovo Cilento si inserisce proprio in questo percorso di riflessione storica, offrendo l’occasione per riesaminare la sua vicenda umana e politica, al di là delle semplificazioni e dei giudizi sedimentati nel tempo.


r/storia • • 13d ago

Il Congresso Internazionale Anarchico di Carrara del 1968

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Nel 1968, l’Europa è attraversata dalle scosse di un cambiamento sociale epocale innescato dalle rivolte studentesche e egiovanili. In questo fermento l’anarchismo sembra ritrovare voce. Il movimento cresce. Gruppi e circoli nascono ovunque, anche dove l’anarchismo sembrava scomparso. In quell’anno cruciale in molti guardano agli anarchici come ai più coerenti protagonisti di quel cambiamento.

In questo contesto, tra il 31 agosto e il 3 settembre la città di Carrara, già simbolo di lotte anarchiche e tradizioni libertarie, diventa il centro di un incontro di grande rilevanza internazionale. L’occasione è un congresso interno convocato da alcune Federazioni anarchiche nazionali che però si apre a una più vasta partecipazione. Nelle sale del Teatro degli Animosi si raccolgono così le più varie voci, esperienze, lingue, visioni e ovviamente tensioni. Sono infatti presenti sia delegati ufficiali provenienti da diciotto paesi (dalla Grecia al Giappone, da Cuba alla Nuova Zelanda), sia osservatori esterni a quelle federazioni e perlopiù appartenenti alla nuova generazione protagonista del ’68. In un’atmosfera carica di aspettative, si incontrano così figure storiche del movimento italiano e internazionale e i giovani “sessantottini” europei.

Di fatto, il congresso diventa l’occasione per il movimento internazionale di interrogarsi, di confrontarsi, di misurare le proprie aspirazioni a fronte delle sfide poste da un’epoca attraversata da conflitti sociali profondi e diffusi. Ma diventa anche l’occasione in cui va in scena l’incontro/scontro tra due generazioni. Da un lato i “vecchi” anarchici, custodi di una lunga e gloriosa tradizione di lotte scandita da carcere, confino, esilio, guerra; dall’altro i giovani sessantottini, portatori di un linguaggio nuovo più in sintonia con i tempi e spesso critici verso le forme organizzative tradizionali. Questo incontro tra due modi diversi di intendere la presenza e la pratica anarchica, tra due diverse sensibilità, non sarà senza tensioni: i giovani ribelli sono critici verso il movimento tradizionale che accusano di essere congelato in un’epoca gloriosa sì ma passata, mentre i vecchi combattenti temono scelte avventate da parte di chi è arrivato all’anarchismo sull’onda di un’effervescenza sociale improvvisa e travolgente. Manca in questo scenario una generazione intermedia che potrebbe fare da ponte, militanti come Giuseppe Pinelli, uno dei pochi esponenti di quella generazione, che all’epoca milita nei Gruppi Giovanili Anarchici Federati pur essendo alla soglia dei quarant’anni.

Tra i presenti al congresso ci sono vari giovani militanti in veste di “osservatori”, che arrivano portando con sé il loro entusiasmo ma anche una certa distanza critica. Tra questi, Amedeo Bertolo, allora ventisettenne, che molti anni dopo ricorderà di essere giunto a Carrara quasi “come a una grande festa di famiglia”, senza aspettative eccessive ma con la consapevolezza di partecipare a un evento importante, “orgoglioso di essere anarchico tra anarchici”.[1] Lui e i compagni della Gioventù Libertaria di Milano occupano uno spazio tutto loro, riconoscibile dai manifesti appesi alla balaustra del teatro – slogan contro l’autorità e soprattutto un richiamo alla rivolta di Praga – e da una bandiera nera con la scritta ANARCHIA, simbolo di un’identità già forte, ma in cerca di rinnovamento. Dal suo ricordo emerge uno sguardo duplice: da un lato il rispetto per i “vecchi combattenti”, che avevano tenuto viva la tradizione anarchica; dall’altro l’impazienza di una generazione che percepiva quella stessa tradizione come distante dalle nuove forme di conflitto che stavano esplodendo nel mondo.

Dopo le relazioni d’apertura, le tensioni non tardano a emergere. Un momento particolarmente acceso si verifica con l’intervento di Domingo Rojas, delegato degli anarchici cubani in esilio, che denuncia la repressione del movimento anarchico a Cuba e la deriva autoritaria della rivoluzione castrista. La sala si accende e si divide: da una parte gli applausi, dall’altra le contestazioni. Lo scontro esplode quando Daniel Cohn-Bendit, figura simbolo della rivolta studentesca europea, presente come osservatore del movimento francese “22 marzo”, accusa gli anarchici cubani di essere strumenti della CIA. Le parole pesano come pietre. Ne segue un confronto acceso che rende evidente una frattura insanabile tra le posizioni marxiste-libertarie espresse da Cohn-Bendit e quelle anti-totalitarie espresse dagli anarchici vecchi e giovani. Per qualche istante il congresso si trasforma in un caos sonoro e politico che in questo caso non segue le linee generazionali. Alcuni cercano di reagire coprendo le grida: Bertolo racconta di aver cantato, insieme ad altri compagni, Figli dell’officina. A riportare l’ordine intervengono gli anarchici carraresi del servizio d’ordine – cavatori di marmo, abituati a ben altra durezza – che accompagnano con decisione i contestatori fuori dalla sala. I lavori riprendono, ma Cohn-Bendit e gli altri membri del “22 marzo” lasciano il congresso, trasferendosi simbolicamente sulla spiaggia di Marina di Massa per dar vita a un incontro alternativo.[2]

A distanza di decenni, ciò che resta più vivido nei ricordi di chi prese parte al Congresso di Carrara è certamente l’intensità del dibattito, ma anche la percezione di trovarsi dentro un organismo vivo pronto a partecipare con le sue molte facce alla svolta epocale in atto. Un organismo dove continuità e rottura, memoria e invenzione possono convivere senza dover trovare una sintesi definitiva – e proprio questo lo ha reso straordinariamente fecondo. In questo senso, il Congresso di Carrara appare ancora oggi come un frammento pulsante di un’epoca inquieta in cui tutto sembrava ancora aperto e possibile.

(Fonte)